Voglio mangiare il tuo pancreas

13 February 2019
Grazie agli ottimi risultati degli ultimi anni, come il successo di Your Name dello scorso inverno, è proseguita la collaborazione DynIt e Nexo Digital che ha l’obiettivo di portare nei cinema italiani alcuni dei più importanti film di animazione nipponici attraverso l’iniziativa denominata “La Stagione degli Anime al Cinema”.
Dopo gli ultimi La Forma della Voce, Mirai e Penguin Highway, è giunto nelle sale cinematografiche il film di esordio del regista e sceneggiatore Shinichiro Ushijima che ha realizzato l’adattamento dell’omonimo e pluripremiato romanzo di Yoru Sumino e vincitore del Japan Bestseller Award nel 2016.
Haruki Shiga è un timido studente delle superiori e il suo carattere non potrebbe essere più opposto di quello di Sakura Yamauchi, una sua compagna di classe apparentemente sempre allegra e piena di vita. Un giorno il ragazzo ritrova casualmente in un ospedale il diario segreto di Sakura che lei aveva perduto e leggendolo scopre una terribile verità: la ragazza ha una malattia terminale al pancreas che la porterà alla morte in breve tempo. Diventando l’unico custode del suo segreto, insieme ai genitori, Sakura decide di frequentare il ragazzo con la quale sa di poter parlare liberamente della sua condizione. Nonostante la grande differenza tra il carattere chiuso e introverso di Haruki e l’energia e la vitalità di Sakura, tra i due nasce una profonda amicizia che li avvicinerà sempre di più.
Il film si colloca in quella serie di lungometraggi molto diffusi degli ultimi anni che trattano tematiche delicate nella complessa società contemporanea. La paura della morte, la difficoltà a relazionarsi con gli altri (che a volte sfocia nel drammatico fenomeno degli hikikomori), la vergogna di una malattia o di uno stato di salute precario sono tutti elementi che fanno parte della trama nella quale la denuncia implicita dell’autore non si può limitare alla sola società giapponese.
La bellezza di questo film risiede proprio nel modo in cui il regista riesce a intrecciare argomenti così importanti con la normale quotidianità della vita delle persone. Sakura decide di affrontare il suo destino con il sorriso e sceglie di vivere la sua vita al massimo fin quando le sarà possibile. Sia nel cercare di soddisfare alcuni desideri ma soprattutto nel vivere la propria quotidianità apprezzando tutto ciò che la circonda. E nella consapevolezza di quanto importante sia ogni istante vissuto cerca in tutti i modi di scuotere Haruki, la cui esistenza trascorre passiva senza lasciarsi coinvolgere da ciò che lo circonda.
La caratterizzazione dei personaggi, nonostante qualche stereotipo di troppo, è ben definita e si riesce a comprendere l’evoluzione del loro legame senza necessità di scene o situazioni troppo esplicite, risultando così molto coinvolgente per lo spettatore.
C’è inoltre da elogiare il lavoro svolto dallo Studio VOLN, giovane studio di animazione nato da un ex produttore della MadHouse che ha realizzato il lungometraggio in modo tecnicamente impeccabile. Non solo nel char design ma nei fondali e nelle location, davvero molto realistici, dove la CG è stata utilizzata con moderazione. E in un film dove i sentimenti giocano un ruolo fondamentale i tratti dolci dei disegni realizzati a mano, senza ricorrere a troppi espedienti tecnici, sono estremamente importanti.
Alcune scelte non sono risultate convincenti e temo siano dovute principalmente all’inesperienza del regista (che è anche lo sceneggiatore) ma che tutto sommato si possono perdonare.
Da una parte il titolo stesso Voglio mangiare il tuo pancreas non è molto accattivante al di fuori del Giappone. I nipponici a volte usano titoli esageratamente espliciti e poco romanzati, ma per un film che vuole avere buona visibilità oltre confine sarebbe stato gradito quantomeno un sottotitolo più comprensibile. Posso solo immaginare gli sguardi delle persone che si sono sentite pronunciare davanti questo titolo e hanno pensato subito a un film splatter di cannibali!
In realtà, senza fare anticipazioni particolari, il significato del titolo è spiegato nei primi minuti del film e riguarda una credenza popolare degli antichi: se una persona era malata a uno specifico organo del corpo si pensava che cibandosi di quell’organo (ovviamente di origine animale) la malattia potesse essere curata.
La parte più deludente, in mia opinione, è stato il finale dove, rispetto al resto del film sempre molto concreto e realistico, ci si è lasciati andare a molti cliché (il momento onirico dopo la lettura del diario, l’ultima frase di Haruki prima dei titoli di coda) salvando un po’ la situazione con una bella scena di chiusura post credit.
Comunque niente di così grave da invalidare la sua visione.
Per quanto riguarda infine il doppiaggio italiano DynIt si rivela una garanzia anche grazie alla scelta del direttore del doppiaggio Fabrizio Mazzotta che ormai è un professionista di calibro molto elevato.
In conclusione, Voglio mangiare il tuo pancreas è un bel film, forse non perfetto ma leggero e godibile sia da chi vuole vedere una bella storia che da chi predilige temi toccanti e commoventi. Prossimamente DynIt rilascerà il DVD e il BlueRay mentre sono già disponibili i due volumi del manga (a dire il vero a un prezzo non proprio popolare, 12€ a volume) ed entro la fine di febbraio sarà pubblicato anche la light novel originale. Non posso che ringraziare l’iniziativa la Stagione degli Anime al Cinema che sta portando da noi molti film di animazione giapponesi recenti, senza che sia necessario attendere anni per vederne la localizzazione italiana. Il mio consiglio è di guardare la programmazione proposta e sostenerla andando al cinema nel caso in cui vi siano titoli di personale interesse.
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